Sotto la mano di Dio

“Sono risorto, e sono sempre con te;
tu hai posto su di me la tua mano,
è stupenda per me la tua saggezza.

Alleluia. (cf. Sal 139,18.5-6)

 

Con queste parole si apre la celebrazione dell’Eucaristia nella solennità del giorno di Pasqua. E’ la cosiddetta “antifona d’ingresso”, cioè il versetto della Scrittura posto all’inizio della liturgia del giorno e che solitamente non viene quasi considerato, perché sostituito dal canto d’ingresso.

Il testo, assolutamente non banale, fa riferimento al Salmo 139 e costituisce una sorta di dialogo, tra il Crocifisso Risorto e ciascuno di noi, anzi – dovremmo dire – tra il Cristo e l’umanità intera.

Abbiamo imparato in queste settimane il “distanziamento sociale” e ci è stato insegnato che è questo il modo più utile per volerci bene l’un l’altro e per rispettare l’impegno di quanti ce la stanno mettendo tutta negli ospedali e nelle case di riposo per curare gli ammalati e farci riprendere al più presto una vita che abbia sapore di normalità.

Pur lontani tra di noi fisicamente, tuttavia come cristiani sappiamo che non è spezzata quella comunione che ci unisce e che ci rende fratelli e sorelle; soprattutto non è interrotta quella vicinanza che il Signore stesso ha promesso a coloro che confidano in lui: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt. 28,20) dirà Gesù ai suoi discepoli dopo la sua risurrezione, garantendo con questa promessa che nessuno di noi, neanche nelle situazioni più estreme potrà mai più sentirsi solo.

E la risposta credente che costituisce la seconda parte di questo breve dialogo è tratta proprio dal Salmo: “Tu hai posto la tua mano su di me, ed è stupenda per me la tua saggezza”. Ecco l’annuncio di salvezza… ed ecco anche l’augurio di Pasqua: la certezza che la mano del Signore è posta su di noi e che ogni esperienza, ogni situazione anche se umanamente difficile è ormai abitata dalla speranza, perché la saggezza di Dio è stupenda e si tratta solo di comprenderla un po’ alla volta, mettendosi dalla parte di Dio, condividendo il suo sguardo di benedizione sulla vita, sul mondo, sull’uomo.

Non siamo quindi in balìa di una sorte malvagia, di un virus che ci ha sconvolto la vita, di una tensione che logora il cuore e la mente, ma siamo sotto “la mano di Dio”, che ci protegge e ci invita ad assumere una saggezza “nuova”, frutto dell’incontro con lui e dell’esperienza pasquale.

Che il Signore ci doni di innalzare a lui il nostro “Alleluia”, come ci suggerisce l’antifona e ci doni la serenità di chi si sente protetto dalla mano provvidente di Dio, nel tentativo di imparare da lui una saggezza che ci renda uomini nuovi, perché consapevoli dell’amore di Dio e della necessità di una comunione sempre più piena e più viva tra di noi.

Buona Pasqua.

 

Don Francesco.

Eugene Burnard – I discepoli Giovanni e Pietro corrono al sepolcro il mattino della Resurrezione, 1898

Autore dell'articolo: Don Francesco Marconato