Vicini e lontani

“Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!»”. Mt. 27, 51-54

 

La Domenica delle Palme ci invita a contemplare la passione di Gesù, il momento in cui l’amore gratuito di Dio che in Gesù ci è pienamente rivelato si rende presente in tutta la sua realtà. Gesù non fugge di fronte alla croce e alla condanna ingiusta a cui è sottoposto. Si affida totalmente al Padre e perdona i suoi persecutori, dimostrando un’accoglienza verso tutti, senza confini. E’ questo amore, che noi conosciamo da lui come dono dello Spirito, che rende possibile a Gesù superare anche l’estrema barriera, quella della morte, giungendo con la Pasqua alla risurrezione.

L’evangelista Matteo ci riporta un fatto prodigioso che sarebbe accaduto alla morte di Gesù: il velo del tempio, che separava la zona a cui accedevano i sacerdoti da quella più interna e riservata, si squarciò in due, da cima a fondo. E’ un’immagine molto forte per la tradizione ebraica, segno di un evento prodigioso senza pari. La separazione tra Dio e l’uomo viene definitivamente cancellata: in Gesù è possibile d’ora in poi accostarsi a Dio e incontrarlo come colui che è per sempre vicino all’uomo.

In un tempo, com’è quello dei nostri giorni, in cui siamo tenuti – giustamente – a quello che viene chiamato il “distanziamento sociale”, Dio ci ricorda che si è fatto vicino per sempre a ciascuno di noi: alle nostre gioie, ma anche alle nostre fatiche, alle nostre paure, alle difficoltà che viviamo in questo tempo e che ci fanno riflettere su che cosa conta veramente per noi.

Nella preghiera chiediamo al Signore che si faccia “vicino” a ciascuno di noi, soprattutto a chi più ha bisogno di conforto e di sostegno. E nel vivere la Settimana Santa, pur con modalità inconsuete, chiediamogli di saper riscoprire la sua vicinanza come un dono e il nostro essere Chiesa come una necessità, che speriamo di poter tornare a vivere presto anche in modo visibile. Buona Settimana Santa a tutti.

 

Don Francesco.

Autore dell'articolo: Don Francesco Marconato