Il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatti uscire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?». Allora Mosè invocò l’aiuto del Signore, dicendo: «Che farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».

Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d’Israele.

Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

(Esodo 17, 2-7)

Come il popolo d’Israele, anche noi stiamo compiendo il nostro percorso nel deserto. E non è solo un’immagine, un’idea astratta. Basta osservare dalla finestra di casa le strade del nostro paese, completamente vuote. Siamo nel deserto perché non possiamo incontrarci, perché non possiamo condividere le celebrazioni che vivevamo abitualmente e perché ancora non è chiaro quanto durerà questo cammino. Ci sentiamo “messi alla prova”, così com’è avvenuto per il popolo d’Israele e in qualche momento è possibile anche per noi che si affacci al nostro cuore il dubbio e la lamentela: “Ma il Signore è in mezzo a noi sì o no?”

Nella tradizione biblica la “prova” da attraversare ha un obiettivo preciso: ci serve per capire che cosa abbiamo veramente nel cuore e – pur se spesso dolorosa da accettare – ci consente di purificarci da tante cose inutili che prima ci sembravano indispensabili, ritrovando il centro di noi stessi e individuando ciò che vale veramente.

Per ora siamo invitati a camminare ancora, con tenacia e pazienza, resistendo alla tentazione di ribellarci al Signore o di pensare che sia contro di noi, quasi fosse una divinità minacciosa da tenere a bada con i nostri sacrifici. Israele ha impiegato un lungo tempo per comprendere la lezione… e ciclicamente, come avviene anche per noi, è stato invitato a riscoprire l’esperienza fondamentale: l’amore di Dio, provvidente e misericordioso, che non viene meno neanche nelle situazioni più estreme. Ce lo ricorda anche Gesù, nel Vangelo di questa domenica: la malattia di Lazzaro, immagine delle sofferenze e delle fatiche di ciascuno di noi, non è “per la morte”, ma “per la vita”, per aiutarci a disporre il nostro cuore all’incontro con Colui che è l’unica salvezza, e che, solo, può dire: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno.”

Continuiamo nel nostro cammino, certi che la Parola del Signore ci darà ancora conforto e giungerà certamente a compimento.

 

Don Francesco.